|
Scritto da Leonardo
|
|
mercoledì 31 ottobre 2007 |
|
Abbinato a tempi brevi di apertura dell’otturatore sarà bene usare delle pellicole adatte. Come “in altri tempi” il lenzuolo dove il poeta scriveva le sue odi era il foglio di carta, così per il fotografo la pellicola era il lenzuolo dove imprimeva le sue fotografie. Oggi è ancora usato specialmente in campo professionistico mentre è stato rimpiazzato dalle moderne fotocamere digitali tramite un sensore di silicio che tramite determinati processi trasformerà la luce in pixel. Esistono diversi tipi di pellicole con diverse intensità. Prima dell’introduzione dell’ISO (International Standard Organization) esistevano due modi per indicare la sensibilità della pellicola: l’ASA (American Standard Association) e il DIN (Deutsche Industrie Norm). L’ISO ha unificato le due misure quindi se su una confezione di una pellicola leggiamo ISO 100/21° significherà che la pellicola ha numero ASA pari a 100 e numero DIN pari a 21°. E’ bene tenere presente che una pellicola con una rapidità bassa (50 o 100) da ottimi risultati per quasi tutte le situazioni. Valori più alti e quindi sensibilità maggiori saranno necessarie per fotografie di soggetti in movimento (come spiegato in precedenza parlando dell’otturatore) ma con buona luminosità. Per soggetti in particolari situazioni di esposizione come potrebbe essere una scarsa illuminazione e rapidissimi movimenti (pensate allo sbarco di soldati di notte su una spiaggia…) si dovranno usare pellicole ad altissima sensibilità ( da 200 in su) e l’effetto finale sarà una foto che mostrerà sicuramente i soggetti poco esposti ma la foto presenterà un effetto grana dovuto proprio all’alta sensibilità della pellicola. Attenzione perché ciò accade anche con le moderne fotocamere digitali, soprattutto le compatte. |
|
Ultimo aggiornamento ( martedì 08 gennaio 2008 )
|